Sillogismi sulla spiaggia

Sostenere che gli sbarchi debbano essere fermati anche a costo di migliaia di vite umane è una posizione politica legittima, che non ti rende necessariamente razzista.
Sostenere che le radici cristiane dell’Italia debbano essere mantenute e codificate nelle leggi statali è una posizione politica legittima, che non ti rende necessariamente clericale.
Però ecco sostenere entrambe le posizioni allo stesso tempo, temo proprio che ti renda un po’ stronzo.
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Neppure in sogno

Snapchat, Sarahah… ogni nuova app popolare tra gli adolescenti è una finestra su un futuro incomprensibile, che “non ci è concesso visitare neppure in sogno”.

Dopo il satori

Non esiste cambio di priorità più drammatico di quello alla fine di un orgasmo.

That’s what you always do

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  “You know, just because I didn’t like that ridiculous comedy you did with Goldie Hawn did not mean that I did not love you. That’s what you always do: you confuse love for admiration”.
“Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance)”

Al largo

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La casa in cui sono nato e cresciuto è stata venduta e non la rivedrò mai più. Dirle addio è stato triste, ma non doloroso come mi aspettavo. Mentre la lasciavo per sempre (ero risalito velocemente a leggere i contatori della luce, l’ultimo membro della famiglia a camminarci) i ricordi che ogni parete evocava non mi straziavano.
(come un leone che tenta di azzannare un fantasma – così un amico mi descrisse la depressione sotto l’effetto degli antidepressivi, e forse è qualcosa di simile)
E da quando l’ho lasciata ogni tanto mi preoccupa, questa mia serenità. Non me la spiego ed ho paura che sia solo apparente, una svista. Che la nostalgia e il rimpianto possano d’un tratto assalirmi a sorpresa, più acuti che mai. Come a ricordarmi che ho perso qualcosa di infinito.
L’altra sera a letto pensavo che è come nuotare al largo, rimanere a galla senza problemi ma comunque angosciarsi al pensiero di affogare – quando invece potrei andare dove voglio.
E questa sera penso che forse anche la casa era una metafora di cui non mi ero accorto.

 


Forse si diventa adulti

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Forse si diventa adulti quando il senso di ingiustizia per ciò che si ha ricevuto comincia a diventarci incomprensibile, come un idolo di gioventù, e lascia spazio a un desolante senso di colpa per ciò che si dà.

La sua presenza offendeva come quella di un cadavere

“Tacque per due giorni: se ne stava in cuccetta tutto raggomitolato, con lo sguardo fisso nel vuoto e i pugni serrati sul petto. Poi prese ad un tratto a parlare, e rimpiangemmo il suo silenzio. Il Kleine Kiepura parlava da solo, come in sogno: e il suo sogno era di avere fatto carriera, di essere diventato un Kapo. Non si capiva se fosse follia o un gioco puerile e sinistro: senza tregua, dall’alto della sua cuccetta vicino al soffitto, il ragazzo cantava e fischiava le marce di Buna, i ritmi brutali che scandivano i nostri passi stanchi ogni mattina e ogni sera, e vociferava in tedesco imperiosi comandi ad uno stuolo di schiavi inesistenti.
(…) In mezzo a noi, deboli e malati, ma pieni della letizia timida e trepida della libertà ritrovata, la sua presenza offendeva come quella di un cadavere”.
Primo Levi, “La tregua”