Silenzio

Provo un curioso misto di ammirazione e disprezzo per chi, nel parlare e nello scrivere, non mostra alcun timore di esprimere caterve di banalità. Credo che se anche superassi le radici emotive della mia timidezza sarei comunque un tipo poco ciarliero, perché trovo che nella maggior parte dei contesti per mantenere uno scambio di parole adeguato agli standard non si possano che esprimere tautologie, ovvietà ricamate, lisciate e ostentate. E io, sarà che sono uno snob, a dire cose ovvie provo un improvviso disgusto per la mia voce.
Solo ovvietà nella maggior parte dei contesti, non in tutti. Quando trovo una persona con cui parlare è un meraviglioso gioco di scoperte, in cui i valori, pensieri e suggestioni condivisi sono tanti e tali da permettere incursioni in territori nuovi come se stessi ragionando in solitudine, allora ogni inibizione della lingua si scioglie, recupero con voracità il silenzio costretto da altre compagnie e la mia voce mi suona davvero niente male.
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