E poi ogni tanto

“Però se ne sentono di storie”, dice Muffy. “Su certa gente sola o in qualche modo disturbata che per tutta la vita ha avuto accanto solo la tv, hanno cominciato i genitori o chi per loro piazzandoli lì davanti al televisore, e poi crescendo la tv è arrivata a rappresentare tutto il loro universo emotivo, l’unica cosa che hanno e in un certo senso il loro unico modo di definirsi come esistenti, come esseri dotati di un’identità distinta, diventa il fatto di essere al di fuori del televisore, mentre tutto il resto è dentro”. Beve un sorso.
“Restate dove siete, non andate via”, dice la televisione.
“E poi ogni tanto si sente dire che uno di questi in qualche modo arriva in tv. Per caso”, dice Muffy. “Vengono inquadrati in mezzo al pubblico in una partita di baseball, oppure li intervistano per strada prima di qualche referendum o roba del genere, e loro tornano a casa e si piazzano lì davanti al televisore, e tutt’a un tratto guardano e vedono che sono dentro il televisore”. Muffy si tira su gli occhiali. “E certe volte si sente dire che impazziscono, in certi casi”.
David Foster Wallace, “La ragazza dai capelli strani”
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