Se c’è soluzione

Mi ha sempre affascinato la massima, che in rete viene vagamente attribuita ad Aristotele: “Se c’e’ soluzione perché ti preoccupi? Se non c’è soluzione perché ti preoccupi?“. Evoca un’idea che spesso emerge dai ragionamenti, e che con gli anni sento sempre più vera, l’idea che per la maggior parte dei problemi la soluzione ce l’abbiamo in tasca, che quelle che ci troviamo di fronte sono sempre invariabilmente tigri di carta. E allora qual è il problema? Perché non vado in giro illuminato e circonfuso di luce? Cosa rispondere ad Aristotele, perché persevero nell’errore? Perché, altra verità che assume contorni più netti con la maturità, la soluzione del problema è sempre faticosa, rischiosa, ci mette in discussione. C’è sempre un’alternativa meno incerta, una apparente soluzione a breve termine (che suggerisce di “lasciarsi cadere”, seguire la gravità, la minima resistenza; se possibile non prendere una decisione; e nel peggiore dei casi: ritirata), che rialimenta il problema iniziale e che scelgo nove volte su dieci. Ecco cosa rispondere ad Aristotele. Molto banalmente, in maniera piuttosto squallida, è solo questione di gravità, di chili di troppo e pigrizia.
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