A che punto è la notte

“Ma poi alla lunga mi sono stufata e ho concluso che erano gli altri a raccontare balle, romanzi, cinema, giornaletti, pubblicità, poesie, tutti d’accordo a parlare di una cosa che non esiste, tipo sol dell’avvenire. – Suonò il telefono. – No, Santamaria non c’è!… E che ne so?… E non dire stronzate!
 Rimise giù, si prese il mentro tra le mani, in silenzio.
 – Invece, – disse sottovoce, – secondo te esiste.
 – Esiste, – disse Thea, – giuro.
 La Pietrobono allungò il collo come sporgendosi su un precipizio.
 – E com’è?
 – Ah, – disse Thea.
 Guardò sorridendo i miseri muri, lo spento arredamento dello Stato, le opache finestre”.
Fruttero e Lucentini, “A che punto è la notte”
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