Non ci sono più epistole

Nessuno scrive più lettere. Anche le mail sono rare, se ci si può sentire direttamente via chat o telefono. E’ una perdita di cui non ci accorgiamo. Ho l’impressione, forse un po’ idealizzata, che la gente pre-villaggio globale vivesse in uno stato di grazia espressiva. Leggo alcuni carteggi e rimango incantato, e non vale solo per gli scrittori.
 Ettore Majorana scriveva a un suo amico dal luogo di villeggiatura:Il fascino delicato della tua bella terra e del popolo che l’abita, e un senso sottile di nostalgia completano l’incanto. Conto di rivederti fra tre giorni (…) e affretto col desiderio quell’istante; perché non v’è altra gioia che quella di vederti per il tuo – Ettore“.
 E Bianca Garufi a Pavese: “Tu sei padronissimo di scrivermi la solita lettera cinica arcigna desesperada e angolosa”.
Niente a che fare con quello che scriveremmo oggi su skype o diremmo con una telefonata. La gente passava lunghi periodi senza possibilità di contatti con amici, parenti, amanti, e quando la lettera apriva un ponte tutto l’affetto, l’arguzia e la sensibilità inespressi si condensavano in letteratura. Per tutte le persone colte. E il tempo della scrittura lo permetteva. Ci dovessero scrivere un giorno la biografia, a noi postmoderni, non avrebbe altro carteggio delle scialbe frasette monche da chat, sgrammaticate e approssimative come possono esserlo solo quelle dette per strada.
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4 responses to “Non ci sono più epistole

    • ilviaggiatorenotturno

      in realtà Bianca Garufi… ed Ettore Majorana, non certo noto per le sue opere letterarie. O Einstein a Levi-Civita: “Ammiro il suo modo di fare i calcoli. Deve essere bello cavalcare sul cavallo della vera matematica attraverso questi campi, mentre uno come me deve accontentarsi di procedere a piedi”

  • Zenzero e coriandolo

    Sai, pensavo qualcosa di simile proprio pochi minuti fa, mentre scrivevo una cosa per me. Cercavo di esprimere quello che sentivo e volevo farlo senza usare gli stessi aggettivi abusati di sempre, le stesse frasi fatte, le stesse espressioni scontate…
    Mi fermavo a fissare lo sguardo davanti a me con gli occhi sgranati, in un misto di terrore e tigna nel tentativo di RICORDARMI di quella parola che avrebbe potuto fare la differenza, esprimere veramente il concetto che sentivo…e avevo paura, perchè non riuscivo a farmela venire in mente! Sono cose che fanno riflettere…

    “Ho perduto ogni facoltà di pensare o di parlare coerentemente su qualsiasi argomento. […] Trovavo impossibile, nel mio intimo, esprimere un giudizio sulle questioni della corte, i fatti del parlamento, o quel che vogliate. E ciò non per qualche sorta di prudenza, e difatti conoscete la mia franchezza che giunge a sconfinare nella leggerezza: ma le parole astratte, di cui la lingua, secondo natura, si deve pur valere per recare a giorno un qualsiasi giudizio, mi si sfacevano nella bocca come funghi ammuffiti.” (“Lettera di Lord Chandos”, Hofmansthal)

    • ilviaggiatorenotturno

      sì il conformismo nell’esprimersi è una cosa che spaventa e paralizza spesso anche me, soprattutto nel parlato. mi pesa sia nella forma sia nei contenuti dei discorsi. a volte si ha addirittura la sensazione che esprimiamo certe idee solo perché le parole che avevamo a disposizione erano quelle… invidio chi in una conversazione non ha pudore di dire banalità! comunque guardiamo il lato positivo, rendersene conto è già un buon segno. e quanto al rimedio, molto nonnescamente direi: leggere il più possibile! 🙂

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