Aperte parentesi

E se il piacere che proviamo ad ascoltare la musica non fosse altro che il piacere che proviamo ad ascoltare gli altri? Gli altri che parlano bene, s’intende, che raccontano storie o concetti che ci stupiscono e aprono nuove prospettive. La complessità del ritmo o dell’armonia ci suona gradevole perché gradevole è sentire che l’articolazione formale di un discorso è brillante, significa che funziona, che il nostro interlocutore ci può trasmettere per suo mezzo un concetto nuovo o un’emozione (il piacere della musica riguarderebbe quindi tutto la forma: anche il contenuto del discorso musicale ha una parte in questo piacere, ma per mezzo della sua indefinitezza e sospensione). Per non parlare della gioia di chi parla.
Tutte le sensazioni associate all’ascolto e alla scrittura di musica potrebbero essere descritte in questi termini, perché del linguaggio umano sono una particolare traduzione e declinazione (in chiave più istintuale o più razionale? O una combinazione delle due?).  D’altronde il capolavoro è quel pezzo che non ci stanchiamo mai di ascoltare, perché non ha mai finito di dirci qualcosa di nuovo, di aprire parentesi e didascalie, più preciso e profondo, come un amico.
P.S. scrivo ciò ispirato dall’oscurità di un tunnel sublime, una settimana di dipendenza dall’ascolto di questo.
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6 responses to “Aperte parentesi

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