Capriccio

Faccio spesso il turista nella mia città, mi piace soprattutto se in solitudine. Un museo secondario, una curiosità barocca, un sito archeologico poco conosciuto. Dio solo sa quante cose ci sono ancora a Roma che non ho visto e quante non vedrò mai. Ma mentre sono lì a guardare un mosaico o un’architettura mi coglie a volte un senso di futilità: d’improvviso mi chiedo, perché sono qui? In quei momenti i miei tour artistici mi appaiono chiaramente come fughe dalla realtà, nulla a che fare con sincera e sana curiosità intellettuale, piuttosto la ricerca di una piacevole alienazione tra vestigia di periodi storici che idealizzo perché non sono il presente. Me ne accorgo e d’un tratto tutto mi puzza di ammuffito e stantio, a cominciare da me stesso. Immagino gli antichi abitanti di insulae, fori e palazzi che sto visitando pensieroso, immagino se tornassero in vita; loro se ne andrebbero da questi ruderi per raggiungere le vie moderne della città, dove la vita e la storia si fanno ora.
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