Lo schiaffo e l’epifania

Il ricercatore scrive rapido segni sulla lavagna. Un’approssimazione che non capisco dovrebbe indicare che quell’effetto non varrebbe per le altre particelle. “Mori, qui i neutrini impazziscono“. Fa effetto pensare all’eventualità che la misura venga confermata. Ne parli spesso e te lo sei detto tante volte che la scienza procede per falsificazioni, che anche le teorie più robuste alla fine si rivelano solo approssimazioni, ma viverlo è un’altra cosa. Nella routine da studente la teoria che ti insegnano è un monolite, un pozzo di profondità e precisione insondabile: comprendere la natura era sempre stato comprendere quella teoria, le sue sottigliezze matematiche. Una sfida intellettuale stimolante ma che assorbiva nell’autoreferenzialità del formalismo ogni parvenza di “reale”. E la verità è che ti stava annoiando, la fisica. Poi arriva la scoperta, il formalismo viene incrinato lungo una linea di frattura visibile e ben precisa (tra le mille teorie di frontiera che proponevano astratte e gratuite estensioni ne muoiono in un attimo novecento). Dalla frattura si affaccia la realtà ed è come essere svegliati da uno schiaffo.
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