Intralcio

Pronin ha detto:
– Lei ha delle calze molto belle.
Irina Mazer ha detto:
– Le piacciono le mie calze?
Pronin ha detto:
– Oh sì. Molto.
E ha allungato le mani a toccarle.
Irina ha detto:
– E perché le piacciono le mie calze?
Pronin ha detto:
– Sono molto lisce.
Irina si è alzata la gonna e ha detto:
– E vede, come sono lunghe?
Pronin ha detto:
– Ooh, sì, sì.
Irina ha detto:
– Ma ecco che qui finiscono. Qui c’è la gamba nuda.
– Ooh, che gamba – ha detto Pronin.
– Ho le gambe molto grosse – ha detto Irina. – E anche i fianchi, ce li ho larghi.
–  Faccia vedere – ha detto Pronin.
– Non si può – ha detto Irina – sono senza mutande.
Pronin si è calato davanti a lei sulle ginocchia.
Irina ha detto:
– Perché si è messo sulle ginocchia?
Pronin le ha baciato una gamba appena sopra la calza e ha detto:
– Ecco perché.
Irina ha detto:
– Perché mi alza la gonna ancora più in alto? Le ho pur detto che son senza mutande.
Ma Pronin le alzava lo stesso la gonna e diceva:
– Non fa niente, non fa niente.
– Come, in che senso, non fa niente? – ha detto Irina.
Ma a questo punto qualcuno ha bussato alla porta. Irina si è aggiustata alla svelta la gonna, Pronin s’è alzato da terra e si è avvicinato alla finestra.
–  Chi è? – ha chiesto Irina attraverso la porta.
– Aprite – ha detto una voce acuta.
Irina ha aperto la porta, e nella stanza è entrato un uomo con un cappotto nero e con degli alti stivali, dietro di lui sono entrati due militari di grado inferiore, con dei fucili in mano, e dietro di loro è entrato il portiere.
 I gradi inferiori si sono messi vicino alla porta, e l’uomo con il cappotto nero si è avvicinato a Irina Mazer e ha detto:
– Il suo nome?
– Mazer – ha detto Irina.
– Il suo nome? – ha chiesto l’uomo col cappotto nero, rivolgendosi a Pronin.
Pronin ha detto:
– Mi chiamo Pronin.
– Avete armi? – ha chiesto l’uomo col cappotto nero.
– No – ha detto Pronin.
– Si sieda qui – ha detto l’uomo col cappotto nero, indicando a Pronin la sedia.
Pronin s’è seduto.
– E lei – ha detto l’uomo col cappotto nero, rivolgendosi a Irina – si metta il cappotto. Ci deve seguire.
– Perché? – ha detto Irina.
L’uomo col cappotto nero non ha risposto.
– Mi devo cambiare – ha detto Irina.
– No – ha detto l’uomo col cappotto nero.
– Mi devo mettere ancora una cosa – ha detto Irina.
– No – ha detto l’uomo col cappotto nero. Irina si è messa il pellicciotto senza dir niente.
– Addio – ha detto a Pronin.
– Le conversazioni sono proibite – ha detto l’uomo col cappotto nero.
– E io, devo venire anch’io con voi? – ha chiesto Pronin.
– Sì – ha detto l’uomo col cappotto nero. – Si vesta.
 Pronin s’è alzato, ha preso dall’attaccapanni il cappotto e il cappello, li ha indossati e ha detto:
– Be’, sono pronto.
– Andiamo – ha detto l’uomo col cappotto nero.
I gradi inferiori e il portiere hanno cominciato a far rumore con le suole.
Sono usciti tutti in corridoio.
L’uomo col cappotto nero ha chiuso a chiave la porta della camera di Irina e l’ha sigillata con due sigilli grigio-marrone.
– Forza, in strada – ha detto.
E sono usciti tutti dall’appartamento, sbattendo forte la porta di fuori.
Daniil Charms, “Casi”
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