Paura del largo

La sabbia del lago ribolle. L’acqua invece è della temperatura giusta, non troppo fredda. Mi ci immergo e la sensazione è complessa, c’è il calore uterino accogliente e il gelo delle correnti. Nuotando sento qualcosa toccarmi la gamba, forse un’alga o un pesce. Ma la sensazione folle e immediata è di essere toccato da una mano, mi precipito col fiatone di nuovo sull’asciugamano.
Quando ero bambino andavo per i canneti a caccia di rane: una volta vidi – o credetti di vedere? – una biscia e scappai via. Non tornai più tra i canneti.
A largo ci sono decine di barche a vela che sfrecciano silenziose. Si distanziano e si riavvicinano subito dopo, come foglie in uno stagno. O come vetri in un caleidoscopio che giri e che, incredibilmente, riesci a guardare di lato.
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