La lanterna della cupola di San Pietro

 Esiste una nostalgia preventiva dei luoghi che devi ancora lasciare, forse anche più intensa della nostalgia che proverai una volta via. È una sensazione simile all’entusiasmo per qualcosa che devi ancora cominciare, all’innamorarsi di una persona che ancora non conosci: stessa irrazionalità, stesso precorrere dei tempi. Ma declinata al negativo.
 La calma della mia via alle 7:30 del mattino – da quanti mesi non guardavo questo paesaggio con questa luce, solo perché avevo sonno? – è dolcissima. I vecchi che già sono affacciati al balcone, la signora che spazza il marciapiede, le tende dell’attico a destra che si agitano mi fanno rimpiangere ogni scatto d’insofferenza per questa città e questo Paese, d’improvviso voglio dimenticare tutto. Restare mi appare d’un tratto come un gesto di una saggezza e di un’empatia infinite. Un’armonia con questo mondo, qui e ora, mi sembra la chiave di tutto che però vedo solo ora, ora che è tardi. In 25 anni solo ora noto che con questa luce posso vedere attraverso la lanterna della cupola di San Pietro.
Ma la nostalgia di una casa che non ti basta – e che sai non ti basterebbe se rimanessi – è una beffa. E allora forse è lavorando su questa beffa, guardandola negli occhi e rigirandola tra le dita, che si può vincere la paura e andare via.
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9 responses to “La lanterna della cupola di San Pietro

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