In morte di un’orsa

Allie-Brosh
L’amore per gli animali, quello fanatico e misantropo, a volte l’ho sperimentato. Magari guardando un film, trovandomi a provare tanto pena per un cane morente e indifferenza per un personaggio a cui toccava la stessa sorte. Nessuno è immune, e credo la ragione non abbia niente a che fare con la supposta innocenza degli animali o la supposta malvagità degli umani.
La ragione è il nostro narcisismo: un cane è un essere umano a cui mancano tutti quegli attributi – pensieri, convinzioni, libertà di scelta – che rendono così difficile provare empatia per altre persone, perché le rendono così altre da noi. Un cane (o un gatto, un orso) è un contenitore in cui depositare l’identità che vogliamo, che riconosciamo come affine o complementare a noi, sicuri che il contenitore non si ribellerà come fanno le spigolose personalità degli uomini. Ne può nascere un affetto senza dubbio sincero e genuino per quell’animale, ma quando quest’infatuazione ci porta a quel ridicolo risentimento romantico verso il resto dell’umanità, colpevole di non essere “animale”, dovremmo ricordarci che ci siamo invaghiti innanzitutto del nostro riflesso.
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8 responses to “In morte di un’orsa

  • MM87

    “Un cane […] Un cane o un gatto, invece […]”

    Ha l’aria di essere una cosa molto saggia, ma ti giuro non si capisce

  • MM87

    La prossima volta metti un operatore booleano

  • Andrea De Toma

    trovo sia una visione parziale (per quanto parzialmente giusta), che punta i riflettori solamente sulla sfera emotiva. Potresti sostituire serenamente la figura “animali” con quella “bambini”, ed il tuo discorso filerebbe comunque. Quello che ti manchi di evidenziare è tutta una serie di problematiche etiche (che quindi nascono da una sfera perlopiù razionale) e che fanno dell’essere umano una specie estremamente forte e distruttiva, di fronte a questo un animale è OGGETTIVAMENTE debole ed innocente (come lo può essere un cittadino palestinese difronte ad un bombardamento israeliano). Siccome siamo individui altruisti (e questo è scientificamente verificato) è fortunatamente parte del nostro modo di ragionare la voglia di difendere i più deboli. Quell’orso è un individuo debole, ucciso senza motivo da individui molto più forti che hanno messo la sua vita su una scala di valori molto più bassa del “voglio andare a funghi tranquillamente”

    • ilviaggiatorenotturno

      Sono d’accordo con te (tranne sul fatto che si possa sostituire “bambini” ad “animali”: un bambino è ovviamente un essere umano a tutti gli effetti con tutta la sua alterità, seppur in fieri), il mio discorso voleva essere esattamente sulla sfera emotiva e non discutere l’etica o come l’uomo debba comportarsi nei confronti degli animali. Condivido l’indignazione per l’uccisione dell’orsa, ma non condivido (o meglio, la trovo in ultima analisi narcisistica per i motivi che ho scritto) la reazione emotiva che a volte mi spinge a dispiacermi più per un animale che per una persona.

  • deanwinchesterissaved

    “Nessuno è immune […]”
    Giusto per completezza d’informazione, alcuni sono immuni. Nelle famose scene dei film di guerra in cui muoiono soldato e cavallo, a me non è mai venuto spontaneo pensare ‘Povero cavallo’.
    Le persone a cui questo accade sono tacciate di mancanza d’empatia, ma io non sono d’accordo. Che cos’è che smuove così tanto l’empatia generale nei confronti degli animali? La dipendenza dall’uomo? L’intelligenza meno sviluppata? Il muso carino?
    Se non altro la mia pietà non è condizionata da questo.

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