Come dicevo a lui

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Quando si è in gruppo capita a volte di raccontare a qualcuno un fatto che avevamo già raccontato poco prima a uno dei presenti. In queste situazioni ci sentiamo in dovere di cominciare con la frase “come dicevo a lui/lei…”, indicando chi ha già ascoltato quanto stiamo per dire. La trovo un’abitudine strana. Perché non possiamo fare a meno di aggiungere quel dettaglio? Per chi ascolta il fatto per la prima volta quel dettaglio è irrilevante. D’altra parte chi ha già ascoltato il fatto sa già di averlo ascoltato, non ha certo bisogno che glielo si ricordi. La mia teoria è la seguente: “come dicevo a lui” è effettivamente un messaggio rivolto a colui che ha già ascoltato il fatto, messaggio con cui cerchiamo di rassicurlo: “Tranquillo non sono un pazzo narcisista che ripete le stesse cose per il piacere di ascoltarsi, senza far caso a chi lo ascolta. A questo proposito, sappi che ho tante altre idee e fatti interessanti da raccontare oltre a questo, che sto ripetendo solo a beneficio dei nuovi venuti“. Dubbio che a parti invertite noi non avremmo mai avuto, il che dimostra che narcisisti ed egocentrici dopotutto lo siamo.
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