Che posti strani, il passato e il futuro

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Quanto gli spazi interstellari siano immensi viene spesso raccontato citando la galassia di Andromeda, la cui immagine che vediamo oggi la rappresenta come era due milioni di anni fa, quando la luce che percepiamo iniziò il suo cammino da laggiù. Trovo che sia ancora più affascinante vedere la questione nell’altra direzione: adesso ad Andromeda sta arrivando l’immagine della Terra quando gli esseri umani ancora non esistevano. È affascinante perché, se osservare l’universo del passato (galassie giovani, quasar) è di grande interesse scientifico, vedere la Terra del passato sarebbe straordinario. Le immagini di Giulio Cesare che passa il Rubicone o di Gesù sul Golgota non sono perse per sempre ma sono lassù. Viaggiano a 300’000 km al secondo allontanandosi da noi e attenuandosi sempre più eppure sono lì, chiare, capaci di andare avanti per miliardi di anni.
Si portano via tante verità sulla storia della nostra specie e del nostro pianeta che non sapremo mai, regalandole invece alla polvere interstellare. Sperare di raggiungere quell’informazione e catturarla è purtroppo al di là delle capacità umane, perché richiederebbe superare la velocità della luce. Non possiamo escludere che un giorno l’uomo superi anche questo limite, ma è una eventualità oggi così inimmaginabile che tanto vale sognare direttamente la macchina del tempo, e allora chi se ne frega dell’immagine sfocata del passato.
In realtà una possibilità più “concreta” di recuperare quei fotogrammi esiste: occorrerebbe una civiltà aliena a migliaia di anni luce da qui che sia in ascolto, registri quei segnali e ce li rimandi indietro. A dirla tutta, servirebbe anche che possieda una tecnologia capace di risolvere dettagli di qualche metro da un’immagine distante migliaia di anni luce: insomma possiamo definire “più concreta” questa possibilità solo perché l’alternativa prevede viaggi iperluminari. E tuttavia penso sia affascinante sapere che quell’informazione non è necessariamente perduta per sempre, almeno in teoria.
Un’ultima osservazione a margine: anche ammettendo di riuscire a recuperare quelle immagini, ci sarebbero informazioni che sarebbero comunque perse per sempre. Si tratterebbe di quegli eventi accaduti sulla Terra di notte, o di giorno sotto una coltre di nubi o dentro un edificio. Trovo sia un fatto divertentissimo: anche ammettendo velocità iperluminari o sofisticatissime tecnologie ottiche, le conoscenze dei nostri lontanissimi discendenti sarebbero limitate per sempre dal fuso orario o dal meteo di quel maledetto giorno delle Idi di Marzo… che posto strano potrebbe essere il futuro, ancor più del passato.
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