Ho un problema con la difesa delle tradizioni

i-barbari
E non si tratta tanto di dubbi sui contenuti di tali tradizioni (che dipendono da caso a caso ovviamente), quanto di un problema logico. Quando sento parlare dell’importanza della difesa tout-court delle tradizioni (in senso molto lato: penso alla lingua italiana ma anche all’istituzione del matrimonio, alla cucina e alla religione) non riesco a fare a meno di pensare che quelle radici e tradizioni sono sempre (senza eccezioni) il frutto di una violenza su tradizioni e radici precedenti. A volte la stratificazione può essere stata graduale, altre volte molto radicale, ma sempre additata come catastrofica dai “conservatori della tradizione” che notoriamente ci annunciano la decadenza dei costumi dai tempi di Cicerone.  In ogni epoca c’è chi pretende di congelare la propria cultura, frutto di un mescolamento tra culture che le generazioni precedenti volevano congelare e non mescolare. Non è ridicolo? Io lo trovo prima di tutto ridicolo, ancor prima che dannoso per tutti i rifiuti intellettuali che può generare, dal nazionalismo al razzismo.
Ad esempio: chi difende la lingua italiana dagli anglicismi, denunciando la globalizzazione culturale che questi veicolano, ha probabilmente delle ragioni; ma come la mettiamo con le numerose contaminazioni germaniche e arabe della lingua italiana? Non sono lì perché un cenacolo di letterati decise che la lingua sarebbe stata più musicale, sono lì perché ci furono altre “globalizzazioni”, ben più militaresche e sanguinose di quella che viviamo. Eppure noi oggi siamo qui: non solo la lingua non è decaduta in un grugnito, ma con quelle e altre contaminazioni è diventata la lingua che oggi si vuole difendere dalle contaminazioni future (strana coincidenza come il mix perfetto di contaminazioni risulti essere sempre e solo quello di oggi).
Con questo non voglio ovviamente sostenere che bisogna astenersi da ogni difesa di ciò che ci lasciano le generazioni precedenti. Ma la difesa deve guardare a ciò che di buono c’è nella tradizione, e lasciare sbiadire il resto (che tanto sbiadirà comunque). Naturalmente cosa sia “buono” è una questione aperta e da dibattere (anche se il più delle volte la storia fa da sola): ma preservare qualcosa perché “tradizione” è un argomento logicamente inconsistente.
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