Archivi categoria: diario

Al largo

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La casa in cui sono nato e cresciuto è stata venduta e non la rivedrò mai più. Dirle addio è stato triste, ma non doloroso come mi aspettavo. Mentre la lasciavo per sempre (ero risalito velocemente a leggere i contatori della luce, l’ultimo membro della famiglia a camminarci) i ricordi che ogni parete evocava non mi straziavano.
(come un leone che tenta di azzannare un fantasma – così un amico mi descrisse la depressione sotto l’effetto degli antidepressivi, e forse è qualcosa di simile)
E da quando l’ho lasciata ogni tanto mi preoccupa, questa mia serenità. Non me la spiego ed ho paura che sia solo apparente. Che la nostalgia e il rimpianto possano d’un tratto assalirmi a sorpresa, più acuti che mai. Come a ricordarmi che ho perso qualcosa di infinito.
L’altra sera a letto pensavo che è come nuotare al largo, rimanere a galla senza problemi ma comunque angosciarsi al pensiero di affogare – quando invece potrei andare dove voglio.
E questa sera penso che forse anche la casa era una metafora di cui non mi ero accorto.

 


Forse si diventa adulti

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Forse si diventa adulti quando il senso di ingiustizia per ciò che si ha ricevuto comincia a diventarci incomprensibile, come un idolo di gioventù, e lascia spazio a un desolante senso di colpa per ciò che si dà.

Dolcissima

Sono convinto che Esopo avesse scritto un seguito della favola “La volpe e l’uva”, andato poi perduto. Nel seguito, la volpe raggiunge infine l’uva, l’assaggia, scopre che è acerba ma dice a tutti che è dolcissima.

Contraddizion che nol consente

Tra i sostenitori di Trump l’argomento di conversazione ossessivo è quanto ipocriti siano i liberal, che userebbero due pesi e due misure con Obama; tra i detrattori di Trump, la stoccata irrinunciabile è quella che evidenzia un’inconsistenza, come l’Arabia Saudita che non viene inclusa nel muslim ban. Bersani cambia idea sulle elezioni anticipate, e far notare questa cosa diventa la priorità di ogni renziano. Ci si inventa perfino categorie di persone ad hoc, per potergli assegnare contraddizioni: come “i radical chic che si indignano per la violenza sulle donne ma se lo fa un musulmano no perché è la loro cultura”.
È indicativo dei tempi che queste siano le armi dialettiche preferite nel dibattito politico: l’accusa di contraddizione è sempre un argomento ad hominem, l’argomento dell’avversario non viene mai realmente sfiorato. Perfetto per lo stadio.

A volte ci si sente in colpa

A volte ci si sente in colpa per non essersi sentiti in colpa. E tanto ci basta per non sentirci gli stronzi che siamo.

Karma

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Venezia incarna in maniera spettacolare, ancor più di Roma e Firenze, la tragica parabola del potere. È riassumibile in quattro fasi:
1) Conquisti ricchezza e potere con i commerci e gli eserciti;
2) Reinvesti le ricchezze in opere d’arte che abbelliscono la tua città;
3) Perdi potere e ricchezza;
4) Diventi Disneyland.

Che posti strani, il passato e il futuro

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Quanto gli spazi interstellari siano immensi viene spesso raccontato citando la galassia di Andromeda, la cui immagine che vediamo oggi la rappresenta come era due milioni di anni fa, quando la luce che percepiamo iniziò il suo cammino da laggiù. Trovo che sia ancora più affascinante vedere la questione nell’altra direzione: adesso ad Andromeda sta arrivando l’immagine della Terra quando gli esseri umani ancora non esistevano. È affascinante perché, se osservare l’universo del passato (galassie giovani, quasar) è di grande interesse scientifico, vedere la Terra del passato sarebbe straordinario. Le immagini di Giulio Cesare che passa il Rubicone o di Gesù sul Golgota non sono perse per sempre ma sono lassù. Viaggiano a 300’000 km al secondo allontanandosi da noi e attenuandosi sempre più eppure sono lì, chiare, capaci di andare avanti per miliardi di anni.
Si portano via tante verità sulla storia della nostra specie e del nostro pianeta che non sapremo mai, regalandole invece alla polvere interstellare. Sperare di raggiungere quell’informazione e catturarla è purtroppo al di là delle capacità umane, perché richiederebbe superare la velocità della luce. Non possiamo escludere che un giorno l’uomo superi anche questo limite, ma è una eventualità oggi così inimmaginabile che tanto vale sognare direttamente la macchina del tempo, e allora chi se ne frega dell’immagine sfocata del passato.
In realtà una possibilità più “concreta” di recuperare quei fotogrammi esiste: occorrerebbe una civiltà aliena a migliaia di anni luce da qui che sia in ascolto, registri quei segnali e ce li rimandi indietro. A dirla tutta, servirebbe anche che possieda una tecnologia capace di risolvere dettagli di qualche metro da un’immagine distante migliaia di anni luce: insomma possiamo definire “più concreta” questa possibilità solo perché l’alternativa prevede viaggi iperluminari. E tuttavia penso sia affascinante sapere che quell’informazione non è necessariamente perduta per sempre, almeno in teoria.
Un’ultima osservazione a margine: anche ammettendo di riuscire a recuperare quelle immagini, ci sarebbero informazioni che sarebbero comunque perse per sempre. Si tratterebbe di quegli eventi accaduti sulla Terra di notte, o di giorno sotto una coltre di nubi o dentro un edificio. Trovo sia un fatto divertentissimo: anche ammettendo velocità iperluminari o sofisticatissime tecnologie ottiche, le conoscenze dei nostri lontanissimi discendenti sarebbero limitate per sempre dal fuso orario o dal meteo di quel maledetto giorno delle Idi di Marzo… che posto strano potrebbe essere il futuro, ancor più del passato.