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Complotti e Bayes

Per capire veramente qual è il problema con le teorie del complotto come strumento di interpretazione della realtà bisognerebbe avere chiara l’idea del principio di falsificazione (senza bisogno di sapere che si chiama così, ovviamente). Ancora meglio, teorema di Bayes. È questo che rende così difficile combatterle: non è un problema di analfabetismo funzionale ma scientifico.
Il terrapiattismo è un esempio calzante: la nostra convinzione che sia una cazzata ha più a che fare con il rasoio di Occam che con il fatto che la sfericità della Terra sia la sola “teoria” che spiega la nostra esperienza quotidiana (e anzi moltissimi avrebbero difficoltà a portare evidenze della sfericità che non siano “ci sono le foto dallo spazio”). Ovvero ha più a che fare con le prior ed il modo in cui le abbiamo formate (alfabetismo scientifico) che con massimizzare la likelihood (alfabetismo funzionale).
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Asincronie

Persino in mezzo a risultati storici come questi, dove nulla sembra più come prima, l’incompatibilità tra Nord e Sud (stavolta nell’incarnazione di due populismi rivali) rimane lì immutata a giocare un ruolo decisivo (stavolta nell’impedire una maggioranza populista monocolore).
La storia va avanti, muri crollano e vengono ricostruiti, gli steward degli stadi prendono il 32%, tutto scorre – tranne le conseguenze delle Guerre Gotiche e dell’invasione Longobarda.

Citazioni

“La mia sola preoccupazione è che il mio pensiero venga confezionato e diffuso in brevi citazioni fuori contesto” – Albert Einstein

Sillogismi sulla spiaggia

Sostenere che gli sbarchi debbano essere fermati anche a costo di migliaia di vite umane è una posizione politica legittima, che non ti rende necessariamente razzista.
Sostenere che le radici cristiane dell’Italia debbano essere mantenute e codificate nelle leggi statali è una posizione politica legittima, che non ti rende necessariamente clericale.
Però ecco sostenere entrambe le posizioni allo stesso tempo, temo proprio che ti renda un po’ stronzo.

Neppure in sogno

Snapchat, Sarahah… ogni nuova app popolare tra gli adolescenti è una finestra su un futuro incomprensibile, che “non ci è concesso visitare neppure in sogno”.

Dopo il satori

Non esiste cambio di priorità più drammatico di quello alla fine di un orgasmo.

Al largo

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La casa in cui sono nato e cresciuto è stata venduta e non la rivedrò mai più. Dirle addio è stato triste, ma non doloroso come mi aspettavo. Mentre la lasciavo per sempre (ero risalito velocemente a leggere i contatori della luce, l’ultimo membro della famiglia a camminarci) i ricordi che ogni parete evocava non mi straziavano.
(come un leone che tenta di azzannare un fantasma – così un amico mi descrisse la depressione sotto l’effetto degli antidepressivi, e forse è qualcosa di simile)
E da quando l’ho lasciata ogni tanto mi preoccupa, questa mia serenità. Non me la spiego ed ho paura che sia solo apparente, una svista. Che la nostalgia e il rimpianto possano d’un tratto assalirmi a sorpresa, più acuti che mai. Come a ricordarmi che ho perso qualcosa di infinito.
L’altra sera a letto pensavo che è come nuotare al largo, rimanere a galla senza problemi ma comunque angosciarsi al pensiero di affogare – quando invece potrei andare dove voglio.
E questa sera penso che forse anche la casa era una metafora di cui non mi ero accorto.