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Dolcissima

Sono convinto che Esopo avesse scritto un seguito della favola “La volpe e l’uva”, andato poi perduto. Nel seguito, la volpe raggiunge infine l’uva, l’assaggia, scopre che è acerba ma dice a tutti che è dolcissima.

Contraddizion che nol consente

Tra i sostenitori di Trump l’argomento di conversazione ossessivo è quanto ipocriti siano i liberal, che userebbero due pesi e due misure con Obama; tra i detrattori di Trump, la stoccata irrinunciabile è quella che evidenzia un’inconsistenza, come l’Arabia Saudita che non viene inclusa nel muslim ban. Bersani cambia idea sulle elezioni anticipate, e far notare questa cosa diventa la priorità di ogni renziano. Ci si inventa perfino categorie di persone ad hoc, per potergli assegnare contraddizioni: come “i radical chic che si indignano per la violenza sulle donne ma se lo fa un musulmano no perché è la loro cultura”.
È indicativo dei tempi che queste siano le armi dialettiche preferite nel dibattito politico: l’accusa di contraddizione è sempre un argomento ad hominem, l’argomento dell’avversario non viene mai realmente sfiorato. Perfetto per lo stadio.

A volte ci si sente in colpa

A volte ci si sente in colpa per non essersi sentiti in colpa. E tanto ci basta per non sentirci gli stronzi che siamo.

Karma

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Venezia incarna in maniera spettacolare, ancor più di Roma e Firenze, la tragica parabola del potere. È riassumibile in quattro fasi:
1) Conquisti ricchezza e potere con i commerci e gli eserciti;
2) Reinvesti le ricchezze in opere d’arte che abbelliscono la tua città;
3) Perdi potere e ricchezza;
4) Diventi Disneyland.

Che posti strani, il passato e il futuro

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Quanto gli spazi interstellari siano immensi viene spesso raccontato citando la galassia di Andromeda, la cui immagine che vediamo oggi la rappresenta come era due milioni di anni fa, quando la luce che percepiamo iniziò il suo cammino da laggiù. Trovo che sia ancora più affascinante vedere la questione nell’altra direzione: adesso ad Andromeda sta arrivando l’immagine della Terra quando gli esseri umani ancora non esistevano. È affascinante perché, se osservare l’universo del passato (galassie giovani, quasar) è di grande interesse scientifico, vedere la Terra del passato sarebbe straordinario. Le immagini di Giulio Cesare che passa il Rubicone o di Gesù sul Golgota non sono perse per sempre ma sono lassù. Viaggiano a 300’000 km al secondo allontanandosi da noi e attenuandosi sempre più eppure sono lì, chiare, capaci di andare avanti per miliardi di anni.
Si portano via tante verità sulla storia della nostra specie e del nostro pianeta che non sapremo mai, regalandole invece alla polvere interstellare. Sperare di raggiungere quell’informazione e catturarla è purtroppo al di là delle capacità umane, perché richiederebbe superare la velocità della luce. Non possiamo escludere che un giorno l’uomo superi anche questo limite, ma è una eventualità oggi così inimmaginabile che tanto vale sognare direttamente la macchina del tempo, e allora chi se ne frega dell’immagine sfocata del passato.
In realtà una possibilità più “concreta” di recuperare quei fotogrammi esiste: occorrerebbe una civiltà aliena a migliaia di anni luce da qui che sia in ascolto, registri quei segnali e ce li rimandi indietro. A dirla tutta, servirebbe anche che possieda una tecnologia capace di risolvere dettagli di qualche metro da un’immagine distante migliaia di anni luce: insomma possiamo definire “più concreta” questa possibilità solo perché l’alternativa prevede viaggi iperluminari. E tuttavia penso sia affascinante sapere che quell’informazione non è necessariamente perduta per sempre, almeno in teoria.
Un’ultima osservazione a margine: anche ammettendo di riuscire a recuperare quelle immagini, ci sarebbero informazioni che sarebbero comunque perse per sempre. Si tratterebbe di quegli eventi accaduti sulla Terra di notte, o di giorno sotto una coltre di nubi o dentro un edificio. Trovo sia un fatto divertentissimo: anche ammettendo velocità iperluminari o sofisticatissime tecnologie ottiche, le conoscenze dei nostri lontanissimi discendenti sarebbero limitate per sempre dal fuso orario o dal meteo di quel maledetto giorno delle Idi di Marzo… che posto strano potrebbe essere il futuro, ancor più del passato.

Rimasero in silenzio per circa un minuto

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In “Delitto e castigo” accade spesso che una conversazione d’un tratto si interrompa, e i due interlocutori “rimasero in silenzio per circa un minuto”. Non un silenzio rilassato o contemplativo, ma teso, tattico, un pausa per meditare sulle intenzioni dell’interlocutore. È uno scenario che non riesco a immaginare come lettore del ventunesimo secolo: un silenzio coordinato di un intero minuto – lunghissimi 60 secondi, magari fissandosi negli occhi – sarebbe imbarazzante, impossibile da mantenere, carico di significati che avrebbero forse senso solo in un addio tra due amanti. Riuscissimo a reintrodurlo anche in conversazioni sulla politica o pettegolezzi, troveremmo forse un po’ dell’ardore di un personaggio di Dostoevskij. Ogni colloquio diventerebbe un addio tra due amanti, che forse è il minimo che ci dobbiamo l’un l’altro.

Come dicevo a lui

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Quando si è in gruppo capita a volte di raccontare a qualcuno un fatto che avevamo già raccontato poco prima a uno dei presenti. In queste situazioni ci sentiamo in dovere di cominciare con la frase “come dicevo a lui/lei…”, indicando chi ha già ascoltato quanto stiamo per dire. La trovo un’abitudine strana. Perché non possiamo fare a meno di aggiungere quel dettaglio? Per chi ascolta il fatto per la prima volta quel dettaglio è irrilevante. D’altra parte chi ha già ascoltato il fatto sa già di averlo ascoltato, non ha certo bisogno che glielo si ricordi. La mia teoria è la seguente: “come dicevo a lui” è effettivamente un messaggio rivolto a colui che ha già ascoltato il fatto, messaggio con cui cerchiamo di rassicurlo: “Tranquillo non sono un pazzo narcisista che ripete le stesse cose per il piacere di ascoltarsi, senza far caso a chi lo ascolta. A questo proposito, sappi che ho tante altre idee e fatti interessanti da raccontare oltre a questo, che sto ripetendo solo a beneficio dei nuovi venuti“. Dubbio che a parti invertite noi non avremmo mai avuto, il che dimostra che narcisisti ed egocentrici dopotutto lo siamo.