A volte provo un senso di gratitudine per gli anni trascorsi in prigione

A volte provo un senso di gratitudine per gli anni trascorsi in prigione. Senza quegli anni, sarei piaciuto a Mi-do?
Oldboy, Park Chan-wook

Romantici luddisti

L’odore della carta“, “il calore della libreria“. Fino ad arrivare a Lo schermo del Kindle “frizza” quando, in un momento di tristezza, una lacrima cade. Un libro assorbirebbe la mia lacrima come un amico può far sua la mia tristezza“.
I romantici oppositori degli ebook non sanno più come dirci che il contenuto del libro non è proprio la loro priorità.

 


Diari ridicoli

Ho riletto alcuni miei diari di quando avevo 15-17 anni. Davanti a quei pensieri di adolescente ho provato una vasta gamma di sensazioni, dall’imbarazzo per l’idiozia dei contenuti alla vergogna per la forma con cui erano espressi. E tuttavia è un’esperienza interessante, rileggere i pensieri che sembrano di qualcun’altro sapendo che eri tu: direi che insegna a essere più umili e autoironici.
E allora mi sono chiesto cosa cambierà, per gli adolescenti di oggi e di domani, ora che i pensieri e le lettere sono status su Facebook o email subito cancellate. La loro stupidità non resterà inchiostro su carta a farli vergognare a trent’anni. Magari è una cosa negativa, magari no.

Karma

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Venezia incarna in maniera spettacolare, ancor più di Roma e Firenze, la tragica parabola del potere. È riassumibile in quattro fasi:
1) Conquisti ricchezza e potere con i commerci e gli eserciti;
2) Reinvesti le ricchezze in opere d’arte che abbelliscono la tua città;
3) Perdi potere e ricchezza;
4) Diventi Disneyland.

Ho un problema con la difesa delle tradizioni

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E non si tratta tanto di dubbi sui contenuti di tali tradizioni (che dipendono da caso a caso ovviamente), quanto di un problema logico. Quando sento parlare dell’importanza della difesa tout-court delle tradizioni (in senso molto lato: penso alla lingua italiana ma anche all’istituzione del matrimonio, alla cucina e alla religione) non riesco a fare a meno di pensare che quelle radici e tradizioni sono sempre (senza eccezioni) il frutto di una violenza su tradizioni e radici precedenti. A volte la stratificazione può essere stata graduale, altre volte molto radicale, ma sempre additata come catastrofica dai “conservatori della tradizione” che notoriamente ci annunciano la decadenza dei costumi dai tempi di Cicerone.  In ogni epoca c’è chi pretende di congelare la propria cultura, frutto di un mescolamento tra culture che le generazioni precedenti volevano congelare e non mescolare. Non è ridicolo? Io lo trovo prima di tutto ridicolo, ancor prima che dannoso per tutti i rifiuti intellettuali che può generare, dal nazionalismo al razzismo.
Ad esempio: chi difende la lingua italiana dagli anglicismi, denunciando la globalizzazione culturale che questi veicolano, ha probabilmente delle ragioni; ma come la mettiamo con le numerose contaminazioni germaniche e arabe della lingua italiana? Non sono lì perché un cenacolo di letterati decise che la lingua sarebbe stata più musicale, sono lì perché ci furono altre “globalizzazioni”, ben più militaresche e sanguinose di quella che viviamo. Eppure noi oggi siamo qui: non solo la lingua non è decaduta in un grugnito, ma con quelle e altre contaminazioni è diventata la lingua che oggi si vuole difendere dalle contaminazioni future (strana coincidenza come il mix perfetto di contaminazioni risulti essere sempre e solo quello di oggi).
Con questo non voglio ovviamente sostenere che bisogna astenersi da ogni difesa di ciò che ci lasciano le generazioni precedenti. Ma la difesa deve guardare a ciò che di buono c’è nella tradizione, e lasciare sbiadire il resto (che tanto sbiadirà comunque). Naturalmente cosa sia “buono” è una questione aperta e da dibattere (anche se il più delle volte la storia fa da sola): ma preservare qualcosa perché “tradizione” è un argomento logicamente inconsistente.

Definitivamente a un altro mondo

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“Giacomo era turbato dalla creatura che accompagnava Gesù, chi era, non voleva credere che il fratello conoscesse già donna, ma sentiva che quella semplice eventualità lo allontanava definitivamente dal primogenito, come se Gesù, che si gloriava di aver visto Dio, solo per questa ragione, cioè quella, insomma, di conoscere donna, appartenesse definitivamente a un altro mondo”.
José Saramago, “Il vangelo secondo Gesù Cristo”

Che posti strani, il passato e il futuro

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Quanto gli spazi interstellari siano immensi viene spesso raccontato citando la galassia di Andromeda, la cui immagine che vediamo oggi la rappresenta come era due milioni di anni fa, quando la luce che percepiamo iniziò il suo cammino da laggiù. Trovo che sia ancora più affascinante vedere la questione nell’altra direzione: adesso ad Andromeda sta arrivando l’immagine della Terra quando gli esseri umani ancora non esistevano. È affascinante perché, se osservare l’universo del passato (galassie giovani, quasar) è di grande interesse scientifico, vedere la Terra del passato sarebbe straordinario. Le immagini di Giulio Cesare che passa il Rubicone o di Gesù sul Golgota non sono perse per sempre ma sono lassù. Viaggiano a 300’000 km al secondo allontanandosi da noi e attenuandosi sempre più eppure sono lì, chiare, capaci di andare avanti per miliardi di anni.
Si portano via tante verità sulla storia della nostra specie e del nostro pianeta che non sapremo mai, regalandole invece alla polvere interstellare. Sperare di raggiungere quell’informazione e catturarla è purtroppo al di là delle capacità umane, perché richiederebbe superare la velocità della luce. Non possiamo escludere che un giorno l’uomo superi anche questo limite, ma è una eventualità oggi così inimmaginabile che tanto vale sognare direttamente la macchina del tempo, e allora chi se ne frega dell’immagine sfocata del passato.
In realtà una possibilità più “concreta” di recuperare quei fotogrammi esiste: occorrerebbe una civiltà aliena a migliaia di anni luce da qui che sia in ascolto, registri quei segnali e ce li rimandi indietro. A dirla tutta, servirebbe anche che possieda una tecnologia capace di risolvere dettagli di qualche metro da un’immagine distante migliaia di anni luce: insomma possiamo definire “più concreta” questa possibilità solo perché l’alternativa prevede viaggi iperluminari. E tuttavia penso sia affascinante sapere che quell’informazione non è necessariamente perduta per sempre, almeno in teoria.
Un’ultima osservazione a margine: anche ammettendo di riuscire a recuperare quelle immagini, ci sarebbero informazioni che sarebbero comunque perse per sempre. Si tratterebbe di quegli eventi accaduti sulla Terra di notte, o di giorno sotto una coltre di nubi o dentro un edificio. Trovo sia un fatto divertentissimo: anche ammettendo velocità iperluminari o sofisticatissime tecnologie ottiche, le conoscenze dei nostri lontanissimi discendenti sarebbero limitate per sempre dal fuso orario o dal meteo di quel maledetto giorno delle Idi di Marzo… che posto strano potrebbe essere il futuro, ancor più del passato.